A proposito di vegetarianesimo

Tempo fa, credo sotto Pasqua, vidi un video dove sgozzavano agnelli, alcuni dei quali tentavano una disperata fuga, in preda al terrore. Gli animali venivano appesi poi a testa in giù, presumibilmente ancora vivi, morendo dissanguati tra atroci sofferenze. Quel giorno decisi di smettere di mangiare carne o perlomeno, di limitarne fortemente il consumo. Sono passati sette mesi, e credo di aver ceduto a un unico panino col salame.
Ci sono almeno due motivi per diventare vegetariani: uno di tipo scientifico, ovvero mangiare carne fa male, o quantomeno non fa bene. Ci sono studi credibili al riguardo, e la parola di uno che di salute ne sapeva qualcosa, ovvero Veronesi, morto tempo fa. Ma la scienza si può anche contestare, con studi uguali e contrari, in una infinita diatriba dove è difficile capire cosa fare. L’altro motivo è di tipo etico, ovvero uno non se la sente di far parte di un processo nel quale gli animali vengono letteralmente “coltivati” per darci carne da mangiare. Un business miliardario che vede milioni di esseri viventi cresciuti ad antibiotici e macellati appena possibile, senza mai avere avuto una vita. Se la scienza si può contestare con altra scienza, l’etica non può sollevare obiezioni. Sono scelte personali, punto e basta.
Il punto è che l’etica implica ragionamenti sempre più larghi, con conseguenze difficili da ignorare a lungo. Il latte, per esempio. Scegliere di essere vegetariano per questioni morali implica anche rifiutarsi di consumare latte, visto i sistemi con il quale lo otteniamo, e di conseguenza ogni formaggio, lo yogurt e via dicendo. Oppure i pesci o gli animali del mare in genere. Tempo fa ero in Norvegia, ho visto un enorme mercato del pesce con animali tenuti vivi ammassati in acquari perché potessero essere serviti freschi ai turisti. Turismo… noi uccidiamo animali per il business, per fare soldi.
Non c’è nulla di male nell’uccidere un animale per sfamarsi. La natura funziona così, ma ucciderne o crescerne milioni per fare dei soldi è immorale, che siano agnelli, capretti, polli, balene, merluzzi o anche granchi. Tuttavia, dato che è di etica che parliamo, posso benissimo andare a pescare i miei pesci, e cuocermeli in padella, oppure bere un bicchiere di latte, nella fattoria della zia Peppa di turno. Non capiterà spesso, temo.
Scrivo questo perché da oggi inizierò un percorso per arrivare ad evitare di mangiare anche il pesce. Niente carne, niente pesce. Anche i formaggi li mangio molto raramente, ma per motivi (per ora) di salute. Tutto qui.
Pensandoci, è poi lo stesso processo che mi ha portato a usare il GPL, che mi fa stare attento alla plastica, che mi impone di vivere senza sprecare nulla. Vegetarianesimo è rispetto per il nostro pianeta e per le forme di vita che ci abitano, che francamente avrebbero tutto il diritto di essere rispettate e lasciate in pace.
La verdura sia con voi.

Gio Rossi

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